Disanimarsi
Animarsi, ritrovarsi altrimenti fatto, altri luoghi circolano in altri corpi, con tale rapidità, qualcosa di diverso dalla stessa velocità. Le parti si integrano ma quel che appare non è il loro insieme, integrazione è diventare altro con continuità mentre tutto fa credere nella discontinuità, la pesantezza si perde, la sua presenza non vincola, pulsazioni ovunque, emersione, la luce cessa di nascondere, la trasparenza scorre oltre la luce e l’ombra.
Nella quotidianità l’integrazione è estremamente limitata, quasi assente. Nell’assenza di integrazione si agglomerano l’individualità, l’involucro. L’assenza d’integrazione è la nostra condizione fisica, la scarsa integrazione è un fattore fondante per l’essere umano e si rispecchia nella struttura fisiologica umana. Ogni incremento di non-integrazione contribuisce ad un aumento di sofferenza e di incoscienza nella propria vita. L’incoscienza, ovvero la debolissima percettività ha una struttura fisiologica, condiziona ogni aspetto fisiologico, provoca la strutturazione fisiologica di profonde forme di sofferenza e debolezza.
La società è costruita dalla limitata percezione, la stessa determina la struttura invisibile dei saperi umani.
Purtroppo un percepire integrato, dal punto di vista del normale buon senso, non risulta sembrare migliore, più intelligente o illuminato o utile di un agire normalmente limitato e limitante. In particolare l’agire che scaturisce dalla percezione integrata può spesso risultare inutile, addirittura dannosa dal punto di vista un percepire molto debolmente integrato.
Nell’aria
Nel cuore si apre la corrente, aria dissolve il petto , aria liquida avvolge i vortici, la nuvola si schiera nel vento, la schiena si gonfia, le ali strappano la pelle che le lega, il volo si assorbe, morbido, tenace. Tessuti di impulsi si avvolgono in organismi momentanei, dischiudono le membra, conducono e risalgono le immagini, le luci restano indietro nella corsa, getti di amore attraggono senza legami, dimorano in una vegetazione sommersa nei turbini precedendo la vita, prima della vita un’animazione bruciante traccia vortici di tensioni. Mi volto e non vedo che immagini fuori posto, i colori si catturano l’uno con l’altro per restituirmi una cecità come fonte, come sfida. Il cuore si ricompone nella sabbia, tubature ricolme di affetto sorseggiano il sangue, ripetono filamenti tesi di sorriso, labbra inesistenti richiamano, è ora di destarsi senza complicità.
Animazione insolita
Le………cose si spiegano quando si animano e spesso quel che si anima, sembrava essere qualcosa di invisibile ed inesistente prima che …e poi quando siamo noi stessi che, come dire, ci rianimiamo, allora l’incredibile acquista anche qualcosa di intimo, personale ed estraneo. Prima dell’animarsi si propone l’abituale divario fra conoscenza e percezione con la seconda che da sempre ha la peggio. L’animazione elude tanto il percepire che il conoscere e pertanto non può essere insegnata. I tesori in cui ci si imbatte però lasciano tracce ovunque, soprattutto per coloro che non si lasciano imbrigliare dalle regole in cui vengono intrappolate i termini emozioni, mente, materia, spirito. Quando un punto del proprio corpo rivela l’animazione molto si spiega in un solo attimo senza tempo, ma qualsiasi punto, qualsiasi luogo, è già animato. Muoversi fra le animazioni senza essere un neofita entusiasta. Di fatto l’animazione restituisce all’anonimato……inoltre incontrare l’animazione permette di sentire con precisione come e perché il mondo in cui ci colloca la percezione ordinaria può diventare benefico.
Prima, dopo
E’ reale perché si dissolve, ciò che si dissolve genera le realtà che si dissolve mentre genera le realtà. La realtà che si dissolve mentre genera la realtà, effettivamente è il riassorbimento che riassorbendosi espande praterie di realtà dissolventi, qui ora, per sempre. Prima d’ogni prima, dopo di ogni dopo. L’uno senza l’altro non esistono, non sono comprensibili, non sono due, non sono uno né zero. Se si crede nell’apparizione di uno allora cessa il manifestarsi dell’altro, quando si manifestano entrambi non c’è nessun presente e nessun testimone.
Detto in modo meno poetico e criptico: durante il riassorbimento e nel riassorbimento stesso si animano alcune realtà, diventano attive le visioni di altre realtà, quel diventare attive, mediato dalle visioni, rappresenta una emissione di realtà. Non bisogna mai scordarsi che si parla per entità dotate di ego, altre entità non conoscono né emissione né riassorbimento, sono oltre il livello delle definizioni, livello nel quale ci si muove ora. Le animazioni sono animate per entità individuali ed individuabili. Il riassorbimento rende animato l’habitat di una entità individuale in modo tale che quell’animazione, nel suo complesso, dissolve l’individualità, non solo la propria, fino al punto in cui si può dire che una individualità è presente ma non individua più nulla. La presenza non si cancella, il riassorbimento non cancella le presenze, di ciò esiste una traccia non chiara nello Samkya. Ovviamente quelle presenze sono non esistenti e neppure il riassorbimento esiste in sé. L’esistenza è il metro di misura dell’individualizzabile, altrove non si ha esistenza. L’altrove è fatto di evocazione fin quando se ne parla, quando l’altrove si anima non se ne parla più.
Due fatti
Due fatti hanno sempre creato problemi di comunicazione nell’ambito del riassorbimento, della “ illuminazione”, della meditazione mistica. Il primo fatto , perdonate il pessimo italiano ma almeno è un italiano comunicabile, è che le parole, in questo ambito, hanno esclusivamente un significato evocativo che non può essere canonizzato, fissato. Il secondo fatto è che il riassorbimento e tutte le sue implicazioni, se si attuano, sono costituiti di un vero percepire fisico, rivelano entità e cosmi fisici anche se questa fisicità non è presenza fisica , ma è il riassorbimento stesso e il riassorbimento non è dotato di alcuna fisicità.